Folk Tale

Cric e Croc

AuthorItalo Calvino
Book TitleFiabe italiane
Publication Date1956
LanguageItalian
OriginItaly

In un paese lontano c'era un ladro famoso che chiamavano Cric e non l'avevano potuto mai pigliare. Questo Cric voleva far conoscenza con un altro ladro che chiamavano Croc, famoso quanto lui, per far lega assieme. Un giorno Cric all'osteria mangiava al tavolo d'uno sconosciuto. Fa per guardare l'ora e vede che è rimasto senza orologio. "Se costui m'ha rubato l'orologio senza che me ne sia accorto, - pensa, - non può essere che Croc", e gli ruba subito la borsa dei danari. Quando lo sconosciuto fa per pagare e si trova senza borsa, dice al compagno: - Allora tu sei Cric.

E l'altro: - E tu sei Croc.

- Sì.

- Bene, ruberemo insieme, - e fecero lega.

Andarono alla città e c'era il tesoro del Re tutto circondato da guardie. Loro con un buco sottoterra ci entrarono e lo rubarono. Il Re, visto il saccheggio, non sapeva dove battere il capo. Va da uno che era in prigione per ladro, chiamato Portacalcina, e gli fa: - Se tu mi dici chi è che ha rubato il tesoro, ti lascio in libertà e ti faccio marchese.

Portacalcina rispose: - Non può essere che Cric o Croc o tutti e due insieme, perché sono i più gran ladri che ci sono. Ma le dico io come fare a prenderli. Faccia mettere la carne a cento lire la libbra. Chi l'andrà a comperare sarà il ladro.

Il Re fa mettere la carne a cento lire la libbra, e nessuno comprava più carne. Finalmente gli dicono che a una macelleria è andato a comprar carne un frate. Portacalcina disse: - Era certo Cric o Croc travestito. Adesso mi travesto anch'io e vado per le case come un mendicante. Chi mi dà da mangiare della carne, gli faccio un segno rosso sul portone e le guardie lo troveranno.

Ma quando fece il segno rosso sulla casa di Cric, il ladro se ne accorse e andò a segnare di rosso tutte le altre porte della città, così non si capiva più niente.

Portacalcina disse al Re: - Non gliel'ho detto io che sono furbi? Ma c'è anche chi è più furbo di loro. Faccia così: in fondo alla scala del tesoro mettiamoci una tinozza piena di pece bollente. Chi andrà a rubare ci cascherà dentro e potremo vederlo da cadavere.

Cric e Croc che intanto avevano finito i danari tornarono a rubare. Per primo andava Croc, al buio, e cascò nella tinozza. Cric, visto che l'amico era morto nella pece, provò a tirar via il cadavere, ma non ci riusciva. Allora gli tagliò la testa, e la portò via.

Il giorno dopo il Re va a vedere. - Stavolta c'è, stavolta c'è! - e trova un cadavere senza testa, e così non si poteva riconoscerlo né saper nulla dei complici.

Portacalcina disse: - Un sistema c'è ancora. Faccia trascinare il morto da due cavalli per tutta la città. Dove sentirà piangere, là sarà la casa del ladro.

Infatti la moglie di Croc quando vide dalla finestra il cadavere del marito trascinato per la via, cominciò a urlare e a piangere. Ma c'era lì Cric, capì subito che questo voleva dire essere scoperti: allora si mise a rompere piatti e scodelle e a prendere a legnate quella donna. Entrano le guardie chiamate da quel pianto, e vedono che c'è una donna che ha rotto dei piatti, e l'uomo che la picchia e lei che piange.

Il Re allora fece attaccare ai cantoni un decreto, che lui perdonava al ladro che aveva rubato, basta che fosse buono a rubargli le lenzuola dal letto. E Cric allora si presenta, e dice che lui è buono a farlo.

La sera il Re si spoglia e si mette a letto con lo schioppo, ad aspettare il ladro. Cric si fece dare da un becchino un cadavere, lo vestì con i suoi panni e lo portò sul tetto del palazzo reale. A mezzanotte il cadavere, legato a una fune, penzolava davanti alle finestre del Re. Il Re crede che sia Cric, gli spara un colpo e vede che cade giù con la corda e tutto. Corre di sotto a vedere se è morto; e intanto Cric gli cala in camera e gli ruba le lenzuola. Così fu perdonato e perché non avesse più da rubare, il Re gli fece sposare sua figlia.


Text viewBook