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Information

Author: Giambattista Basile - 1634

Translated into Italian

Original title (Neapolitan):
Sole, Luna e Talia

Country of origin: Italy

Story type: The Sleeping Beauty (ATU 410)

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Sole, Luna e Talia

Giambattista Basile

C’era una volta un gran signore al quale nacque una figlia, che chiamò Talia, e fece venire i sapienti e gli indovini da ogni parte del suo regno perché le predicessero il destino. E loro, dopo essersi consultati, conclusero che Talia avrebbe corso un pericolo mortale a causa di una lisca di lino: per questo il padre ordinò che nel suo palazzo non entrasse lino, né canapa, né nulla di simile, per sfuggire a questa sciagura.
Ma un giorno, quando era ormai grandicella ed era alla finestra, Talia vide passare una vecchia che filava, e siccome non aveva mai visto una conocchia né un fuso le sembrò bellissimo quel piccolo strumento che roteava e piroettava fra le dita della vecchia. Le venne un desiderio di provare tanto forte fece salire la vecchia su da lei, e, presa la rocca in mano, cominciò a tendere il filo, ma una lisca di lino disgraziatamente le si infilò sotto l'unghia e lei cadde a terra morta. La vecchia vedendo questa scena prese le scale e se la diede a gambe.
Quando il suo povero padre venne a sapere della disgrazia, dopo aver versato tante calde lacrime che fu inondato di tristezza, accomodò la bellissima Talia seduta su una poltrona di velluto, sotto un baldacchino di broccato, in quel medesimo palazzo che era in mezzo alla campagna, poi serrò tutte le porte e abbandonò per sempre la dimora in cui aveva troppo sofferto, per dimenticare il dolore e perdere anche la memoria di quel crudele destino.
Ma dopo un certo tempo un re stava cacciando, e gli sfuggì il falcone che volò da una finestra nel palazzo e non tornò al suo richiamo. Allora il re bussò più volte al portone, credendo che ci abitasse qualcuno, e poi si fece portare una scala da vendemmiatore per entrare nel palazzo a vedere cosa c'era. Arrivato di sopra, dopo aver girato per tutte le stanze, era stupefatto perché non aveva incontrato anima viva, e alla fine entro nella camera in cui si trovava Talia come incantata e come il re la vide, credendo che dormisse, la chiamò, ma lei non si svegliava per quando la chiamasse e la scuotesse, e siccome si accese per la sua bellezza la prese fra le braccia e la portò su un letto dove colse il frutto del suo amore. Poi la lasciò distesa sul letto e se ne tornò nel suo regno, dove per un bel po' di tempo non ripensò a quello che gli era successo.
E lei dopo nove mesi partorì una coppia di gemelli, un maschio e una femmina che erano due splendidi gioielli, che furono accuditi da due fate apparse nel palazzo, e attaccarono i bambini al seno della mamma. Una volta che i bambini volevano poppare ma non trovavano il capezzolo, le presero il dito e succhiarono tanto che tirarono fuori la lisca di lino. Per Talia fu come svegliarsi da un lungo sonno, e vedendosi accanto quelle belle gioie diede loro il suo seno e li amò come la sua stessa vita.
Mentre lei non sapeva che cosa le era successo, trovandosi sola sola in quel palazzo, con due figli accanto, vedendosi portare cose buone da mangiare senza mai vedere nessuno, il re si ricordò di Talia, e alla prima occasione andò a caccia per vederla. Avendola trovata sveglia con due bambolotti così belli, ne fu così felice che stava per svenire per la gioia. E dopo aver raccontato a Talia com'erano andate le cose, fecero amicizia e alleanza grande, e passarono insieme qualche giorno. Poi, dopo averla salutata con la promessa di tornare a prenderla, andò nel suo regno, dove nominava di continuo Talia e i figli, al punto che mentre mangiava aveva sulle labbra Talia, Sole e Luna, così aveva chiamato i bambini, e se si addormentava chiamava l'uno e l'altro.
La moglie del re, che si era insospettita vedendo che era tornato in ritardo dalla caccia, sentendo tutto questo chiamare Talia, Sole e Luna, si accese di gelosia. Allora chiamò il segretario e gli disse:
– Sentimi bene, caro mio, ora tu sei fra Scilla e Cariddi, fra l'incudine e il martello, fra la porta e lo stipite. Se mi dici di chi si è innamorato mio marito ti faccio diventare ricco e se me lo nascondi non ti faccio più ritrovare né vivo né morto.
Il servitore, terrorizzato da una parte e avido di ricchezza dall'altra, messo da parte l'onore, incappucciata la giustizia e cancellata la lealtà, le disse tutto quello che voleva sapere. La regina mandò da Talia il segretario, che si presentò dicendo che il re le chiedeva di mandargli i figli perché voleva vederli. Lei tutta contenta glieli mandò, e quel cuore di Medea diede ordini al cuoco perché li scannasse e ne facesse paste e intingoli, da servire al povero marito.
Il cuoco, che era di cuore tenero, vedendo quei due bei bambolotti ne ebbe compassione, e dopo averli affidati a sua moglie perché li nascondesse, preparò due capretti in cento modi diversi.
Quando arrivò il re, la regina molto soddisfatta fece servire in tavola, e il re mangiava di gusto dicendo:
– Oh, perbacco, com'è buono questo! mamma mia, quest'altra cosa è veramente squisita!
E lei ogni volta gli ripeteva:
– Mangia, mangia, è tutta roba tua!
In principio il re non ci fece caso, ma poi, siccome sentiva sempre questa cantilena, le rispose:
– Lo so bene che quel che mangio è roba mia, perché tu non hai portato nulla in questo palazzo!
E alzatosi da tavola andò in una sua villa in campagna per farsi passare la rabbia.
Ma alla regina ancora non bastava quello che aveva fatto, e richiamato il segretario lo mandò a chiamare Talia con la scusa che il re la aspettava. Talia partì subito, tutta desiderosa di rivedere la luce dei suoi occhi, non sapendo che era c'era il fuoco ad aspettarla.
Ma appena arrivò al cospetto della regina, lei con la faccia da Nerone tutta inviperita le disse:
– Benvenuta madama Tummistufi! Tu sei quella allora la smorfiosa che ha abbindolato il re, la cagna che si gode mio marito! È da te, signora porcella che ha passato tante notti mentre io mi rigiravo nel letto? Ora sei arrivata in purgatorio, e ti farò pagare tutto quello che mi hai fatto!
Allora Talia prese a chiedere scusa dicendo che non era colpa sua e che suo marito aveva preso possesso del suo territorio mentre lei dormiva. Ma la regina, che non voleva sentire scuse, fece accendere in quel cortile del palazzo un grande fuoco, e ordinò che ce la buttassero dentro. Vedendo che le cose si mettevano male, Talia si inginocchiò ai piedi della regina e la pregò di darle almeno il tempo di togliersi le vesti che indossava. La regina, non per compassione per la povera giovane, ma perché non bruciassero le sue vesti ricamate d'oro e di perle, disse
– E va bene, spogliati.
Talia cominciò a spogliarsi, e ad ogni capo di vestiario che si levava lanciava un urlo: così, quando si era già levata il mantello, la gonna e il giacchetto, quando si stava levando la sottoveste, lanciato l'ultimo strillo, mentre la prendevano e la trascinavano dove sarebbe diventata la brace per la caldaia dell'inferno, accorse il re. Vedendo quello spettacolo, volle sapere cos'era successo, e quando domandò dei suoi figli, la moglie stessa, rinfacciandogli il suo tradimento, gli disse che glieli aveva fatti mangiare.
Sentito questo il povero re, in preda alla disperazione, cominciò a dire:
– Io sono stato il lupo mannaro dei miei agnellini! Ahimè, com'è possibile che le mie vene non abbiano riconosciuto il loro stesso sangue? Ah, turca rinnegata, che crimine feroce hai fatto? ma non avrai tempo di espiare la tua colpa, non ti manderò a Gerusalemme per fare penitenza!
Ordinò che la regina fosse gettata nello stesso fuoco che aveva acceso per Talia, insieme al segretario che le aveva dato mano a tessere questa trama scellerata, e voleva farci gettare anche il cuoco che credeva avesse cucinato i suoi bambini. Ma questo si buttò ai piedi del re e gli disse:
– Veramente, signore, sarebbe proprio la giusta ricompensa per il servizio che ti ho reso ridurmi a un mucchio di braci, il posto che mi spetta sarebbe proprio quello di essere legato a un bastone in fiamme, la cerimonia che merito è proprio quella di annerire e sfrigolare nel fuoco, avrei una giusta promozione se le mie ceneri fossero mescolate con quelle di una regina! no, non è questo il premio che mi tocca per averti salvato i figli a dispetto di quel cuore disumano, che voleva ucciderli perché tornasse in corpo a te la carne della tua carne.
Quando il re sentì questo discorso, rimase strasecolato e non poteva credere alle sue orecchie, e rivolgendosi al cuoco gli disse:
– Se è vero che mi hai salvato i bambini, puoi essere certo che ti farò smettere di girare gli spiedi e ti metterò alla cucina del mio petto perché tu faccia girare il mio cuore come ti pare, dandoti un premio tale che sarai l’uomo più felice del mondo!
Mentre il re parlava, la moglie del cuoco, vedendo cosa capitava a suo marito, portò Sole e Luna dal padre, e il re girava come una trottola per abbracciare Talia e i figli, in un vortice di baci. Dopo aver assegnato una ricca rendita al cuoco, che nominò primo gentiluomo di corte, sposò Talia, che poté godere di una lunga vita col marito e i figli, riconoscendo che come si è sempre saputo se la fortuna viene scende dal cielo anche dormendo il bene.